LUDWIG VAN BEETHOVEN
Ouverture Coriolano op. 62
ROBERT SCHUMANN
Concerto per violino e orchestra in re minore
LUDWIG VAN BEETHOVEN
Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93
Violino
Simon Zhu
(vincitore 57° Premio Paganini)
Direttore
Sir John Eliot Gardiner
Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova
Il programma si apre con l’Ouverture Coriolano, che Ludwig van Beethoven compose nel 1807. Inizialmente l’Ouverture era stata pensata come intermezzo da eseguire durante la prima rappresentazione dell’omonima tragedia di Heinrich Joseph von Collin ispirata all’eroe romano Gaio Marcio, ma non venne effettivamente eseguita in quell’occasione, affermandosi invece come brano indipendente. La scrittura beethoveniana è qui fortemente ispirata da ideali epici ed eroici, i medesimi che hanno caratterizzato altri celebri lavori orchestrali composti da Beethoven nei primi anni dell’Ottocento, quali la Terza e la Quinta Sinfonia. L’intensa espressività si incentra sullo scontro tra la dimensione bellica incarnata dall’eroe Coriolano e la dolcezza delle figure della madre e della moglie, con una tormentata alternanza tra temi e soluzioni ritmiche e armoniche di forte contrasto.
A seguire, il Concerto per violino e orchestra in re minore di Robert Schumann, composto nell’autunno del 1853. Il compositore aveva probabilmente lavorato a questo Concerto per il violinista Joseph Joachim, quest’ultimo però non lo eseguì mai e solo ottanta anni dopo il Concerto venne ritrovato tra le carte dello stesso Joachim e finalmente eseguito da Georg Kulenkampff il 26 novembre 1937 alla Alte Philharmonie Saal di Berlino. Il Concerto appartiene alla piena maturità di Schumann, che si era ampiamente affermato come uno dei principali riferimenti del Romanticismo tedesco. Il suo ideale estetico si sviluppa attorno al contrasto tra i due poli dello spirito romantico identificati nei personaggi ideali di Florestano, eroico e travolgente, ed Eusebio, malinconico e dolce. In linea con questo principio poetico, anche nel suo ultimo Concerto il compositore accentua in particolare nel primo e nel terzo movimento il contrasto tra grande impeto idealista e passaggi di lirica sospensione. La linea del violino – strumento prima di allora impiegato da Schumann soprattutto nell’ambito della musica da camera – viene esaltata sia nel suo incisivo virtuosismo sia nelle sfumature più dolci e liriche.
In chiusura, la Sinfonia n. 8 di Beethoven, composta tra il 1811 e il 1812. Con questo lavoro il compositore sorprese il pubblico della prima esecuzione (a Vienna, nel 1814), infatti la struttura formale – con la reintroduzione del Minuetto come terzo movimento – e le dimensioni contenute rimandavano ai modelli classici di Mozart e Haydn da cui Beethoven si era allontanato soprattutto nelle sue ultime sinfonie. È d’altronde evidente che all’interno di questa confezione classica il compositore proseguì la propria ricerca sperimentando una speciale e luminosa commistione tra slancio passionale e ironica leggerezza, con preziose innovazioni armoniche e giochi di timbri e colori che avrebbero ispirato profondamente il sinfonismo romantico.
Ludovica Gelpi