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DO 26/05/2024

Turno F

Ore 15:00 Biglietti non più disponibili
VE 24/05/2024

Turno B

Ore 20:00 Biglietti non più disponibili
DO 19/05/2024

Turno C

Ore 15:00 Biglietti non più disponibili
VE 17/05/2024 (Prima)

Turno A

Ore 20:00 Biglietti non più disponibili
Dove:
Teatro Carlo Felice

Durata:
Primo e secondo atto: 60 minuti
Intervallo: 25 minuti
Terzo atto: 50 minuti
Durata complessiva: 2 ore e 15 minuti

 

 

 

 

Il corsaro

Renato Palumbo dirige l’Orchestra e il Coro dell’Opera Carlo Felice nel melodramma tragico di Verdi

Melodramma tragico in tre atti di
Giuseppe Verdi
su libretto di Francesco Maria Piave,
dal poemetto di George Byron

Personaggi e interpreti:

Corrado
Francesco Meli

Medora
Irina Lungu

Seid
Mario Cassi

Gulnara
Olga Maslova

Selimo
Saverio Fiore

Giovanni
Adriano Gramigni

Un eunuco
Giuliano Petouchoff

Uno schiavo
Matteo Michi

Maestro concertatore
e direttore d’orchestra
Renato Palumbo

Regia
Lamberto Puggelli

Scene
Marco Capuana

Costumi
Vera Marzot

Maestro d’armi
Renzo Musumeci Greco

Luci
Maurizio Montobbio

Assistente alla regia
Pier Paolo Zoni

Allestimento della
Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
in coproduzione con il
Teatro Regio di Parma

Orchestra, coro e tecnici dell’Opera Carlo Felice

Maestro del coro Claudio Marino Moretti

Direttore allestimenti scenici
Luciano Novelli

Direttore musicale di palcoscenico
Andrea Solinas

Maestri di sala
Sirio Restani, Antonella Poli

Maestri di palcoscenico
Andrea Gastaldo, Anna Maria Pascarella

altro Maestro del Coro
Patrizia Priarone

Maestro alle luci
Silvia Gasperini

Maestro ai sopratitoli
Simone Giusto

Responsabile archivio musicale
Simone Brizio

Direttore di scena
Alessandro Pastorino

Vice Direttore di scena
Sumireko Inui

Responsabile movimentazione consolle
Andrea Musenich

Caporeparto macchinisti
Gianni Cois

Caporeparto elettricisti/cabina luci
Marco Gerli

Caporeparto attrezzisti
Tiziano Baradel

Caporeparto audio/video
Walter Ivaldi

Caporeparto sartoria, calzoleria, trucco e parrucche
Elena Pirino

Coordinatore trucco e parrucco
Raul Ivaldi

Scene, costumi e attrezzeria
Fondazione Teatro Carlo Felice
Fondazione Teatro Regio di Parma

Attrezzeria
E. Rancati

Calzature
Epoca

Sopratitoli a cura di
Enrica Apparuti

L’opera in breve
di Ludovica Gelpi

Verdi compose Il corsaro in un periodo di intensissima attività, a soli pochi mesi dal lavoro precedente, Macbeth, e da quello successivo, Luisa Miller: si trattava dei suoi “anni di galera”. Il compositore si trovava a Parigi e nell’inverno tra il 1847 e il 1848, dovendo rispettare una consegna all’editore Francesco Lucca, si dedicò alla realizzazione di questo melodramma tragico in tre atti pur senza avere ancora chiaro quando e se l’opera si sarebbe rappresentata. Il soggetto, l’omonimo poemetto di George Byron, aveva attirato l’attenzione di Verdi nel 1844, tant’è vero che già allora ne aveva affidata la riduzione a libretto d’opera a Francesco Maria Piave. La storia ripercorre le avventure di un gruppo di corsari, tra cui il protagonista Corrado, della sua amata Medora, e ancora del pascià Seid con i suoi soldati musulmani, le sue odalische e la prediletta Gulnara. I personaggi vivono tra amori travolgenti, battaglie e intrepide avventure in mare. È una vicenda in pieno spirito romantico, molto affine agli ambienti culturali milanesi e parigini frequentati da Verdi. Nonostante lo slancio iniziale, e forse anche per la frenesia di quel periodo professionale, il compositore non si interessò molto al destino della propria creazione, tanto che non partecipò alla prima rappresentazione, il 25 ottobre 1848 al Teatro Grande di Trieste. La fortuna del Corsaro fu scarsa, dopo le prime messe in scena l’opera non fu più rappresentata fino al 1963, ed è a oggi uno dei lavori verdiani meno frequenti nei cartelloni lirici.
La drammaturgia viene talvolta rilevata come punto debole dell’opera, eppure i personaggi sono ben caratterizzati e trovano il giusto spazio in un’azione coesa e concisa. Il protagonista ha un passato misterioso: non sappiamo perché Corrado, un uomo dal forte senso dell’onore e capace di sentimenti sinceri, si sia “convertito” a una vita da mercenario, fatta di scontri e violenza. La complessità del suo personaggio, un vero eroe romantico ricco di contrasti, è resa in modo efficace lungo il corso dell’opera. Medora, dal canto suo, ha meno spazio in scena rispetto agli altri co-protagonisti, ma tanto basta perché il suo amore tormentato venga delineato con rara intensità. Allo stesso Seid, antagonista puro, non mancano sfumature affascinanti: il pascià passa dalla crudeltà e dalla spietatezza rivolta ai nemici e in particolare a Corrado, alla vulnerabilità di fronte alla prediletta Gulnara – che pure tiene prigioniera e reputa un proprio possesso. Gulnara, l’altra donna, colei che per Corrado non potrà mai essere Medora, è un personaggio di enorme forza romantica: nonostante un destino ingrato, che l’ha resa prima prigioniera dell’amore malato di Seid e poi del proprio, non ricambiato, per Corrado, la giovane si batte per il suo ideale di libertà, per il quale è pronta diventare assassina e rischiare la propria vita. La dimensione corale, singolarmente varia, prende forma tra l’esotismo misterioso delle odalische del pascià, tra l’animosa accoratezza delle ancelle di Medora, e si infuoca nelle scene di battaglia, tanto tra gli scalmanati corsari di Corrado quanto tra i risoluti soldati e duci musulmani di Seid. L’ultima scena, quasi un finale aperto, riunisce i principali tratti di ciascun personaggio, lasciando scegliere allo spettatore se Corrado andrà incontro alla morte straziato dal dolore, cedendo definitivamente agli abissi del suo male, o se verrà salvato dai compagni corsari, fino a poter magari un giorno amare Gulnara come ha amato Medora.
La musica di Verdi offre passaggi di grande lirismo e intensità drammatica nell’esaltazione dei momenti di maggior pathos, ma anche coesione e scorrevolezza nelle scene di distensione. Non mancano i riferimenti alla tradizione italiana della prima metà dell’Ottocento, la solida consapevolezza acquisita negli anni ’40, ma si percepisce il desiderio di un’evoluzione sia nella scrittura musicale sia nella struttura formale. Con Il corsaro Verdi si prepara a chiudere il suo “primo periodo” alla ricerca di nuovi spunti, per giungere a quelle personalissime intuizioni che di lì a poco l’avrebbero consacrato con i suoi celebri Rigoletto, Il trovatore e La traviata e che avrebbero definitivamente cambiato la storia del melodramma con i lavori sperimentali della piena maturità.

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