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VE 05/01/2024 Ore 21:00 Biglietti non più disponibili
Dove:
Concattedrale dei Santi Maurizio e Compagni Martiri di Porto Maurizio, Imperia

Biglietti:
Ingresso gratuito con biglietto presso la sede del concerto

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Novecenti

Marco Angius sul podio con l’orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova. In programma Anton Webern e Paul Hindemith

ANTON WEBERN
Ricercare a 6 voci dall’Offerta musicale BWV 1079 di J. S. Bach

PAUL HINDEMITH
Nobilissima visione
(balletto completo 1938)

Direttore
Marco Angius

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Il Ricercare a sei voci fa parte della Musikalisches Opfer (l’Offerta musicale) di Johann Sebastian Bach. Nel 1747, il compositore era stato ospite di Federico II di Prussia, che gli aveva proposto un tema per un’improvvisazione, in seguito rielaborato come ciclo tripartito di undici canoni e fughe e dedicato al re. Tra i diversi brani della raccolta, il Ricercare a 6 voci raggiunge un livello di rara complessità, e non a torto è definito uno dei momenti più alti nella storia della polifonia. Tra il 1934 e il 1935 Anton Webern si adoperò in un’operazione di trascrizione per orchestra del Ricercare. La pagina bachiana si prestava alla strumentazione, infatti la scrittura contrappuntistica, sebbene più spesso affidata al cembalo, non limitava le possibili scelte di organico. Webern sfrutta la ricca trama della fuga distribuendo i motivi ai diversi timbri e registri dell’orchestra, con l’obiettivo di mantenere perfettamente lineare il discorso musicale, generare un effetto unitario ma sonoramente composito e, proprio attraverso la frammentazione delle linee tra gli strumenti, mettere ben in luce la «coesione motivica». Riferendosi all’Arte della fuga, Webern parlava di un lavoro che conduce «nella sfera dell’astratto più assoluto, una musica alla quale manca tutto ciò che generalmente si indica con le annotazioni: se sia un pezzo per voci o per strumenti, segni d’interpretazione, insomma non c’è assolutamente niente. È davvero quasi una astrazione, ma io vorrei meglio dire “la più alta realtà!” Tutte queste fughe sono costruite sulla base di un solo tema, che muta sempre: un grosso libro di idee musicali, il cui contenuto parte da una sola idea! Cosa significa tutto questo? Aspirazione alla più alta unitarietà. Tutto deriva da una entità, da quel solo tema di fuga! Tutta resta “in tema”». Questa considerazione si applica bene al lavoro fatto sull’Offerta musicale, la cui orchestrazione rende da una parte la complessità dell’intreccio delle voci e dall’altra la compostezza quasi astratta dell’insieme.
Nobilissima visione nasce come leggenda danzata nel 1937, quando Paul Hindemith decise di comporre un balletto in seguito alla suggestione provata di fronte agli affreschi di Giotto nella Cappella Bardi della Basilica di Santa Croce a Firenze. Una prima versione completa del balletto venne messa in scena nel luglio del 1938 a Londra, con la direzione del compositore, mentre una versione alternativa e sintetica in forma di suite orchestrale venne eseguita al Festival Internazionale di Musica Contemporanea del Teatro La Fenice di Venezia il settembre successivo. Il balletto si ispira a San Francesco, figura centrale negli affreschi della Cappella Bardi. Viene quindi raccontata in undici episodi la vita del Santo, dalle origini al contrasto con le forze malevole rappresentate nella Marcia dai mercenari, all’incontro con i principi di Castità, Povertà e Obbedienza – rappresentati allegoricamente da tre dame –, e il matrimonio con madonna Povertà, fino alla lode al Creato, riferimento al Cantico delle Creature. La musica raccoglie influenze varie, principalmente di gusto arcaicizzante. Alla consueta raffinatezza timbrica si unisce ad una scrittura musicale diatonica volta a rendere protagonista l’espressione di una spiritualità serena e imperturbabile; Hindemith conferma così una ricerca incentrata sulla polifonia tonale, già affermata con Mathis der Maler pochi anni prima. Il momento più intenso, di grande magnificenza, si raggiunge nell’ultimo episodio, Incipiunt laudes creaturarum, che sancisce la vittoria dei principi di fede e la grandiosità dell’operato del Santo. Il balletto venne composto in stretta collaborazione con il ballerino e coreografo Léonide Massine, che avendo avuto modo di condividere l’emozione di Hindemith di fronte agli affreschi volle ricreare anche nella coreografia una gestualità affine all’arte figurativa rinascimentale.

Ludovica Gelpi

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