DO 06/11/2022

Turno R

Ore 15:00 Biglietti non più disponibili
SA 05/11/2022

Turno T

Ore 15:00 Biglietti non più disponibili
VE 04/11/2022

Turno B

Ore 20:00 Biglietti non più disponibili
DO 30/10/2022

Turno C

Ore 15:00 Biglietti non più disponibili
SA 29/10/2022

Turno F

Ore 15:00 Biglietti non più disponibili
VE 28/10/2022 (Prima)

Turno A

Ore 20:00 Biglietti non più disponibili
Dove: Opera Carlo Felice Genova
Durata:
Primo atto 55 minuti
Intervallo 30 minuti
Secondo atto 55 minuti

Béatrice et Bénédict

Un’opera gaia e leggera. Schermaglie amorose e inganni che conducono a un finale dove trionfa l’amore.

Opéra-comique in due atti
Musica di Hector Berlioz
Libretto di Hector Berlioz, da Molto rumore per nulla di William Shakespeare

__________________________

LA LOCANDINA

Don Pedro Nicola Ulivieri
Claudio Yoann Dubruque
Bénédict Julien Behr/Giorgio Misseri (29, 5)
Léonato Gérald Robert-Tissot
Héro Benedetta Torre/Francesca Benitez (29, 4, 5, 6)
Béatrice Cecilia Molinari/Sofia Koberidze (29, 5)
Ursule Eve-Maud Hubeaux/Gaia Petrone (29, 5)
Somarone Ivan Thirion

Mimi: Amedeo Podda (scimpanzè), Alessandro Percuoco (Adamo), Miryam Tomè (Eva), Simone Campisi, Fabrizio Carli, Luca De Rinaldo, Humberto Jimenez Rios

Maestro concertatore e direttore d’orchestra Donato Renzetti
Regia Damiano Michieletto 
Scene Paolo Fantin
Costumi Agostino Cavalca
Coreografia Chiara Vecchi
Luci Alessandro Carletti

Nuovo allestimento dell’Opéra de Lyon
in collaborazione con la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Prima rappresentazione in Italia

Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Direttore allestimenti scenici Luciano Novelli
Direttore musicale di palcoscenico Paloma Brito
Maestri di sala Sirio RestaniAntonella Poli
Maestri di palcoscenico Andrea GastaldoAnna Maria Pascarella
altro Maestro del Coro Patrizia Priarone
Maestro alle luci Silvia Gasperini
Maestro ai sopratitoli Simone Giusto
Responsabile archivio musicale Simone Brizio
Direttore di scena Alessandro Pastorino
Vice Direttore di scena Giorgio Agostini
Responsabile movimentazione consolle Andrea Musenich
Caporeparto macchinisti Gianni Cois
Vice Caporeparto elettricisti Daniele Malcontenti
Caporeparto attrezzisti Tiziano Baradel
Caporeparto audio/video Walter Ivaldi
Caporeparto sartoria, calzoleria, trucco e parrucche Elena Pirino
Assistente alla regia Elisabetta Acella
Assistente alle scene Gianluca Cataldo
Assistente ai costumi Camilla Masellis
Coordinatore trucco Raul Ivaldi
Scene, attrezzeria e costumi Opéra de Lyon
Calzature Epoca
Parrucche Mario Audello (Torino)
Sopratitoli Prescott Studio

L’opera in breve
di Ludovica Gelpi

Béatrice et Bénédict è la terza e ultima opera di teatro musicale composta da Hector Berlioz. Ad essa erano precedute Benvenuto Cellini (1834-38) e Les Troyens (1856-58). La composizione di Béatrice et Bénédict si colloca in un momento particolare, quasi emblematico, della carriera di Berlioz, il quale aveva trovato nel teatro musicale – in particolare con Les Troyens – un canale particolarmente adatto alla realizzazione della sua idea di musica, in cui trovavano spazio tradizione formale e innovazione stilistica.

L’idea di mettere in musica il testo shakespeariano Much ado about nothing nasce molto presto, così scrive Berlioz all’amico Joseph d’Ortigue in una lettera del 1833: «A proposito, sto per scrivere un’opera italiana assai gaia sulla commedia di Shakespeare Molto rumore per nulla. Per questa circostanza, vi pregherò di prestarmi il volume che contiene questo testo.» Sarà però ben più tardi, nel 1860, che Berlioz coglierà l’occasione di comporre questa opera italiana assai gaia, Béatrice et Bénédict, su commissione di Edouard Bénazet per l’inaugurazione del nuovo teatro di Baden-Baden.

I primi anni ’60 costituiscono, nella parabola fatta di alti e bassi di Berlioz, l’inizio del declino definitivo. Non ancora sessantenne, ma invecchiato molto precocemente, il compositore ha una salute labile e vive costantemente in balìa di diversi disturbi. Inoltre, sono questi gli anni in cui i contemporanei vedono nel collega amico e rivale Richard Wagner il principale riferimento per la «musica dell’avvenire». All’Opéra di Parigi, Tannhäuser va in scena con riscontri molto positivi, mentre Berlioz non ha ancora pubblicato i suoi Troyens.

Alla luce del tempismo della commissione di Béatrice et Bénédict, sono piuttosto sorprendenti l’energia e la vitalità con cui Berlioz si dedica a quest’opera. Il compositore sceglie un testo che conosce e ama sin dalla giovane età, e decide di renderlo musicalmente attraverso il genere dell’opéra-comique. La commedia shakespeariana necessita di molteplici e consistenti tagli per poter essere trasposta nello schema formale e nei tempi di durata dell’opéra-comique in due atti. La trama viene quindi molto semplificata, purtroppo anche a scapito della profondità psicologica dei personaggi. Il focus si sposta dall’amore di Claudio e Héro al rapporto di odio e amore dei nostri protagonisti; l’assenza di alcuni personaggi secondari viene risolta con l’introduzione del maestro di cappella Somarone, che va di fatto a costituire il principale elemento comico della vicenda. Musicalmente, Berlioz non smentisce il proprio estroso talento di orchestratore; le soluzioni adottate sono varie e innovative, e risultano in un insieme ricco di sfumature e colori. La musica rimane per lo più ben inserita nei canoni formali stabiliti.

Béatrice et Bénédict va in scena il 9 agosto 1862, riscuote un successo unanime, e viene ripresa in diverse occasioni. Si tratta però dell’ultima grande composizione di Berlioz, che trascorre i suoi restanti anni in viaggio in Europa e in Russia, per quanto la malattia glielo permette, accolto ovunque con grande calore. Nel 1863 riuscirà a far stampare Les Troyens a sue spese, per poi vederla rappresentata, ancora a Baden-Baden. Berlioz morirà l’8 marzo del 1869. La fortuna di Béatrice et Bénédict è stata da allora incerta; nonostante la positiva ricezione iniziale e la ancor maggiore notorietà raggiunta da Berlioz negli anni a seguire, rimane un titolo poco rappresentato anche in Francia.



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