Commedia lirica in tre atti di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito dalla commedia The Merry Wives of Windsor e dal dramma The History of Henry the Fourth di William Shakespeare
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Personaggi e interpreti:
Sir John Falstaff
Ambrogio Maestri
Ford
Ernesto Petti
Fenton
Galeano Salas
Dottor Caius
Blagoj Nacoski
Bardolfo
Oronzo D’Urso
Pistola
Luciano Leoni
Alice Ford
Erika Grimaldi
Nannetta
Caterina Sala
Mrs. Quickly
Sara Mingardo
Mrs. Meg Page
Paola Gardina
Maestro concertatore e direttore
Jordi Bernàcer
Regia
Damiano Michieletto
ripresa da
Andrea Bernard
Scene
Paolo Fantin
Costumi
Carla Teti
Luci
Alessandro Carletti
Video
rocafilm Filmproduktion
Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo “For Dance” ETS
Direttore allestimenti scenici
Luciano Novelli
Direttore musicale di palcoscenico
Simone Ori
Maestri di sala
Sirio Restani, Antonella Poli, Silvia Gasperini
Maestri di palcoscenico
Andrea Gastaldo, Anna Maria Pascarella
altro Maestro del Coro
Patrizia Priarone
Maestro alle luci
Luca Salin
Maestro ai sopratitoli
Simone Giusto
Responsabile archivio musicale
Simone Brizio
Direttore di scena
Alessandro Pastorino
Responsabile movimentazione consolle
Andrea Musenich
Caporeparto macchinisti
Gianni Cois
Caporeparto elettricisti/cabina luci
Marco Gerli
Caporeparto attrezzisti
Tiziano Baradel
Caporeparto audio/video
Walter Ivaldi
Caporeparto sartoria, calzoleria, trucco e parrucche
Elena Pirino
Coordinatore trucco e parrucco
Raul Ivaldi
Assistente alle scene
Gianluca Cataldo
Assistente ai costumi
Giulia Giannini
Assistente light designer
Ludovico Gobbi
Scene e attrezzeria
Fondazione Teatro Carlo Felice
Costumi
Teatro alla Scala
Calzature
C. T. C. Pedrazzoli
Parrucche
Audello Teatro
Effetti speciali
Flavio Guerini
Sopratitoli a cura della
Fondazione Teatro Carlo Felice
L’opera in breve
di Ludovica Gelpi
Quando Giuseppe Verdi iniziò a lavorare alla sua ultima opera, Falstaff, aveva settantasette anni e ventisei titoli di teatro musicale all’attivo (trentadue se si considerano le diverse versioni di alcuni). L’ultimo di questi era stato il dramma lirico Otello, rappresentato per la prima volta nel 1887 e realizzato insieme al librettista Arrigo Boito. La speciale sintonia con Boito fu per Verdi un’esperienza nuova, raramente aveva sperimentato tanta affinità con i propri librettisti, tant’è vero che i due si misero poco tempo dopo al lavoro per Falstaff. Boito adattò in un unico libretto la commedia The Merry Wives of Windsor (Le allegre comari di Windsor) e il dramma The History of Henry the Fourth (Enrico IV) di William Shakespeare. La commistione tra i due testi teatrali fu uno degli elementi chiave per l’approfondimento psicologico del protagonista, per il quale Boito trasse alcuni tratti dall’Enrico IV aggiungendo spessore e sfaccettature alla più leggera trama delle Allegre comari. Verdi fu tanto soddisfatto dalla prima lettura del libretto da non voler apportare alcuna modifica. Forse anche in forza della fiducia riposta in Boito, il compositore si accingeva ad affrontare un titolo di genere comico per la prima volta dopo la giovanile opera buffa Un giorno di regno, composto nel 1840 e accolto tiepidamente dal pubblico. La prima rappresentazione di Falstaff si tenne al Teatro alla Scala il 9 febbraio 1893, tra il pubblico sedevano i più celebri compositori e artisti del tempo, sul palco si esibì un cast d’eccezione e Falstaff riscosse sin da subito amplissimi consensi.
La trama si svolge attorno all’anziano protagonista, Sir John Falstaff, un personaggio buffo ma complesso, parimenti furbo, ironico, e ancora malinconico e cinico, fulcro drammaturgico dell’intera vicenda. Il gruppo delle comari è formato da Alice e Meg, le donne che Falstaff cerca di sedurre con l’intento di ottenere il denaro dei rispettivi mariti, le complici Mrs. Quickly e Nannetta, figlia di Alice, che si uniscono con l’obiettivo di smascherare Falstaff. Fa da controaltare il gruppo degli uomini, costituito da Ford – marito di Alice prima geloso e poi complice della burla – l’amico Cajus, e gli ex seguaci di Falstaff Pistola e Bardolfo, decisi a vendicarsi del vecchio cavaliere. Si sviluppa di sottofondo la storia d’amore tra i giovani Nannetta e Fenton, la cui dimensione sincera e spontanea è in un certo senso un tributo al “canone” del tenore e del soprano innamorati ma impossibilitati a vivere apertamente il loro amore tipico dell’opera buffa. Ciascuno dei tre atti è suddiviso in due parti. Nei primi due atti, la drammaturgia aderisce completamente ad un principio di realismo anch’esso tipico del genere, mentre nel terzo atto, grazie ad un gioco di travestimenti spettrali e all’ambientazione notturna, viene introdotto un sorprendente elemento fiabesco. Il realismo della comicità rimane un punto cardine della drammaturgia dell’opera, che in questo senso non è solo un’esplorazione del genere comico ma una vera a propria rilettura dello stesso in chiave contemporanea, ovvero con attenzione alla verosimiglianza e all’approfondimento psicologico.
Uno degli elementi che più stupì e continua a stupire di quest’ultimo titolo è l’innovazione stilistica attuata da Verdi, da sempre protagonista degli sviluppi del melodramma ottocentesco in Italia e ancora, al termine della sua carriera, rivolto alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi su tutti i livelli possibili. È una novità, come detto, lo stesso genere affrontato, quello della commedia lirica. Sul piano strutturale, viene completamente meno la successione di numeri più o meno chiusi, il discorso musicale si compie in continuità dall’inizio alla fine, e tale continuità è garantita dall’impiego di una scrittura musicale nuova. Nelle linee vocali si alternano momenti di maggior melodismo e passaggi più declamatori, ed è anche grazie al sapiente impasto orchestrale e al ritmo incalzante e sostenuto che non si percepisce alcuna interruzione. È certo che Falstaff sia stato da una parte la coronazione del percorso artistico di Verdi e della storia dell’opera ottocentesca italiana, dall’altra uno dei primi esperimenti di teatro musicale davvero svincolato dai modelli del melodramma come lo si era inteso fino ad allora, e prezioso punto di riferimento per i giovani operisti contemporanei che avrebbero da lì in avanti sviluppato un nuovo modo di intendere l’opera.