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SA 29/06/2024 Ore 20:00 Acquista su VivaTicket o in Biglietteria
Dove:
Teatro Carlo Felice

Mullova-Minasi

Per il Paganini Genova Festival, Riccardo Minasi dirige l’Orchestra dell’Opera Carlo Felice. Solista, Viktoria Mullova

LUDWIG VAN BEETHOVEN
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61

JOHANNES BRAHMS
Sinfonia n. 4  in mi minore op. 98

Violino
Viktoria Mullova

Direttore
Riccardo Minasi

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

La composizione dell’unico concerto per violino scritto da Beethoven, fatte salve le due  Romanze, si colloca nell’autunno del 1806, in un momento particolarmente tranquillo nella vita privata di Beethoven. Fu probabilmente scritto su richiesta di Franz Clement il violinista che poi lo eseguì  per la prima volta, a Vienna, il 23 Dicembre 1806, presso il Theater an der Wien. La prima esecuzione non fu un grande successo poiché il solista decise di eseguire i primi due movimenti del concerto quindi, prima del terzo movimento inframmezzò l’esibizione con una serie di brani virtuosistici che spezzarono l’unità della composizione. Saranno poi le storiche esecuzioni di Vieuxtemps e Joachim, quest’ultima con la direzione di Mendelssohn, a ricollocare immediatamente questa pagina nella giusta posizione che le compete. La débâcle della prima esecuzione fu ovviamente un malinteso poiché è evidente che questo concerto resta una delle grandi opere per violino e orchestra di tutta la letteratura del genere, un’opera in cui la cantabilità e il lirismo del violino vengono sontuosamente celebrate. Beethoven tratta in maniera particolare anche il rapporto fra lo strumento solista e l’orchestra. Mentre nei concerti per pianoforte l’ascoltatore era stato abituato da Beethoven ad assistere a  una sorta di acceso confronto fra lo strumento solista e l’orchestra, con questo concerto si smorza tale diatriba e il violino, pur nella sua autonomia solistica, diventa un suadente complice dell’orchestra che a sua volta rifugge dall’intervenire con marcate contrapposizioni ritmiche e foniche al lirismo dello strumento solo. Da un punto di vista formale il concerto si presenta come un grande dittico in cui la prima parte è costituita dal primo movimento (Allegro ma non troppo) in forma sonata, il secondo elemento del dittico è formato dal movimento lento (Larghetto) unito senza soluzione di continuità al Rondò finale (Allegro).

Johannes Brahms, scrisse la sua Quarta Sinfonia fra il 1884 e il 1885, subito dopo aver terminato la Terza Sinfonia, nel 1883. La prima esecuzione si tenne il 25 ottobre 1885 presso l’Hoftheater di Meiningen dove aveva sede la prestigiosa orchestra di corte omonima che per l’occasione venne diretta dallo stesso Brahms. La Quarta Sinfonia di Brahms, scritta quando aveva circa 50 anni, è anche la sua ultima sinfonia, essa non chiude solamente il ciclo della produzione sinfonica del grande compositore amburghese ma rappresenta in qualche modo anche l’ultimo esempio del sinfonismo classico-romantico che si accinge, da lì a poco, ad evolvere con altra sensibilità. Brahms saluta il genere della sinfonia dedicando a questo lavoro una meticolosità e una ricerca spasmodiche. Sentiva tutto il peso del confronto con quella che nel mondo musicale germanico era considerata la forma più illustre, quella su cui Beethoven aveva dato il proprio imprimatur nella forma più categorica, la forma in cui si contemperava la forma sonata con il magistero della scrittura orchestrale. È per questo che la Quarta Sinfonia è estremamente densa per contenuti musicali, di rigore estremo, di contrasti emotivi; è il luogo in cui convivono il rigore dell’esercizio contrappuntistico di ascendenza bachiana con la cantabilità dell’ispirazione romantica, l’esuberante carattere zigano dai ritmi sincopati del terzo tempo con l’intensità poetica del secondo movimento. Un breve cenno va all’ultimo dei quattro movimenti, che Brahms sceglie di impostare utilizzando una Passacaglia. Essa è un’antica forma contrappuntista che vincola moltissimo il compositore nei movimenti e nelle scelte. Nonostante questo l’autore riesce a conferire al movimento un dinamismo e una serie di idee musicali di straordinaria forza che convivono col rigore del contrappunto grazie all’esibizione di una tecnica compositiva padroneggiata in maniera assoluta.

Francesco Ottonello

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