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DO 07/07/2024 Ore 20:00 Acquista su VivaTicket o in Biglietteria
Dove:
Teatro Carlo Felice

Repin-Minasi

Per il Paganini Genova Festival, Riccardo Minasi dirige l’Orchestra dell’Opera Carlo Felice. Solista, Vadim Repin

JEAN SIBELIUS
Concerto per violino in re minore op. 47

LUDWIG VAN BEETHOVEN
Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Eroica op.55

Violino
Vadim Repin

Direttore
Riccardo Minasi

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Il Concerto per violino Op. 47 di Jean Sibelius è stato scritto all’inizio del Novecento. Per la precisione venne concepito già nel 1899 ma per la maggior parte fu elaborato e portato a compimento nel 1903. Per Sibelius fu una partitura abbastanza travagliata e decise di rielaborarla dopo una prima esecuzione non particolarmente felice, a causa dell’inadeguatezza del solista che la realizzò l’8 febbraio 1904 presso il Conservatorio di Helsinki. Sibelius decise di ricalibrare gli equilibri formali del concerto e, soprattutto, semplificare la parte del solista, ancor oggi un notevole banco di prova per i solisti che decidono di affrontarne l’interpretazione. Dopo questa revisione il Concerto per violino venne eseguito a Berlino, con la direzione di Richard Strauss e aumentò costantemente il proprio prestigio fino alla storica incisione del grande violinista Jascha Heifetz, che definitivamente suggellò l’ingresso di questa partitura nel repertorio. Le preoccupazioni di Sibelius e il conseguente desiderio di ritornare su questioni di carattere strettamente compositivo, trova una giustificazione nel fatto che il suo Concerto per violino rimase effettivamente l’unico esempio di concertismo dedicato a uno strumento solista, escluse le composizioni minori in cui troviamo il violino protagonista. Era inoltre molto sentito il problema di riuscire a contemperare le aspettative virtuosistiche, tipiche del solismo romantico, con il rispetto del proprio stile fondato su una grande sobrietà e profondità di pensiero. Sibelius riesce in questo intento, evocando un’ambientazione musicale “nordica” applicata a una scrittura virtuosistica di notevole complessità.

«Egli stesso la considera il lavoro più importante che abbia scritto. Beethoven l’ha suonata per me recentemente, e io credo che Cielo e Terra tremeranno quando verrà eseguita», così scriveva Ferdinand Ries, un allievo di Beethoven, nel 1803, a proposito della nascente Sinfonia Eroica. Com’è noto la genesi di questa sinfonia è legata alle simpatie che Beethoven inizialmente nutrì per Napoleone Bonaparte, visto come un grande figlio della Rivoluzione, pronto a combattere per l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Altrettanto celebre è l’enorme delusione che ebbe il grande compositore di Bonn quando venne a sapere dell’avvenuta incoronazione a Imperatore di Bonaparte da cui la sua veemente decisione di recidere ogni legame fra la sua Grande Sinfonia e il nome di Napoleone. Il travaglio di questa origine legata al dedicatario del lavoro beethoveniano non ne hanno intaccato l’autorità e l’enorme importanza di livello storico, qualità ben presenti già ai contemporanei di cui la dichiarazione dell’allievo di Beethoven è una prima testimonianza. In effetti la Sinfonia Eroica, la terza delle nove di Beethoven, rappresenta un punto di non ritorno nell’evoluzione di questa forma, in particolare per la sua lunghezza, imparagonabile a qualunque lavoro scritto prima di Beethoven. Di non secondaria importanza il fatto che questa sinfonia segna la volontà del compositore di piegare l’uso una forma (quella della sinfonia appunto, con le sue regole grammaticali di costruzione) alle idee musicali e non viceversa. Poi c’è la densità della scrittura musicale che è adeguata alle notevoli dimensioni della composizione, pensata per valorizzare ogni singolo elemento che costituisce il costrutto sinfonico, quindi ampliamento dell’invenzione melodica, della ricchezza armonica, degli impasti timbrici dell’orchestra. Il musicologo Luigi Della Croce ha eloquentemente scritto: «La Sinfonia n.3 apre un’era nuova, come la Sinfonia Jupiter di Mozart aveva chiuso quella precedente».

Francesco Ottonello

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