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VE 01/12/2023 Ore 20:00 Biglietti non più disponibili
Dove:
Opera Carlo Felice Genova

Durata:
Prima parte. 35 minuti
Intervallo: 20 minuti
Seconda parte: 43 minuti
Durata complessiva: 1 ora e 38 minuti

Dialoghi

Leonhard Garms alla guida dell’Orchestra dell’Opera Carlo Felice di Genova. Musiche di Liszt, Filidei e Messiaen

FRANZ LISZT
Légendes S. 175
(S. Francesco da Paola – S. Francesco D’Assisi)

FRANCESCO FILIDEI
Cantico delle creature
prima esecuzione italiana
Commissione della Fondazione Teatro Carlo Felice Genova, Ensemble Modern e Berliner Festspiele / Musikfest Berlin
In occasione del progetto “Genova Capitale del Medioevo 2024”

FRANZ LISZT
Prometheus S. 99

OLIVIER MESSIAEN
L’Ascension

Soprano
Jeanne Crousaud

Direttore
Leonhard Garms

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

La religiosità ha avuto un grande impatto sulla vita personale e artistica di Franz Liszt. La sua produzione è ricca di riferimenti e rimandi alla dimensione spirituale, è questo il caso delle Légendes S. 175, dedicate a San Francesco d’Assisi (La prédication aux oiseauxLa predica agli uccelli) e a San Francesco da Paola (Marchant sur les flotsIn cammino sulle onde). Entrambe le Légendes vennero composte originariamente per pianoforte nel 1863, quando il compositore risiedeva a Roma ed era molto vicino all’ordine francescano, di cui era terziario. Le Leggende, orchestrate nello stesso anno, hanno come molte composizione lisztiane una natura rapsodica e ispirata a racconti o narrazioni. La prima Leggenda ripercorre il celebre episodio della predica di San Francesco agli uccelli. La scrittura, quasi impressionistica, vede trilli, arpeggi e scale a rappresentare il vivace canto degli uccelli, ed episodi melodici che invece rappresentano le parole del Santo, in una continua alternanza di botta-e-risposta a evidenziare l’incredibile dialogo. La seconda Leggenda è invece incentrata su San Francesco da Paola, in particolare sul miracolo dell’attraversamento dello stretto di Messina camminando sulle acque. Qui la musica è meno descrittiva, recuperando il senso del miracolo attraverso un carattere magnificente che si costituisce attraverso l’esposizione e il continuo ampliamento del tema iniziale.

Cantico delle creature per soprano e orchestra è una composizione di Francesco Filidei realizzata nel 2023 su co-commissione dell’Ensemble Modern, dei Berliner Festspiele/Musikfest Berlin e della Fondazione Teatro Carlo Felice, con dedica al soprano Anna Prohaska e a Sir George Benjamin, direttore dell’Ensemble Modern. Il testo è l’omonimo cantico di San Francesco d’Assisi, scritto attorno al 1224. Il manoscritto, fondamentale testimonianza dell’italiano volgare basso-medievale, recava originariamente un accompagnamento musicale oggi perduto, ed è proprio con l’obiettivo di rievocare le sonorità della lauda che Filidei ha intrapreso questo lavoro. La macrostruttura della composizione si basa sulla relazione tra la scala cromatica discendente che inizia sul fa diesis e i versi di San Francesco. Ogni verso si sviluppa attorno ad una nota della scala cromatica, che discendendo torna a chiudersi sul fa diesis, in una forma circolare. Il brano, la cui scrittura raccoglie diversi riferimenti anche alla stessa musica medievale, crea un’atmosfera sonora intensa e spirituale, capace di restituire il senso delle parole della più celebre lode al Creato della letteratura italiana, dove si alternano il mistero, lo stupore e la gioia della fede. La linea vocale richiede una tecnica raffinata, con ampi madrigalismi, nonché un’attenta espressività. Infine, il rintocco delle campane suggerisce un antico richiamo alla preghiera e al raccoglimento.

Prometheus di Liszt nasce nel 1850 come ouverture con otto cori. Il brano venne presentato a Weimar durante l’inaugurazione di una statua dedicata al filosofo e letterato Johann Gottfried Herder, autore di Prometeo liberato. Cinque anni dopo, nel 1855, il compositore ultimava la versione definitiva di Prometheus, una rielaborazione in forma di poema sinfonico della prima ouverture con alcuni riferimenti alle parti corali. Con questa forma, Liszt esprime chiaramente la sua predisposizione per una scrittura descrittiva, ancora una volta orientata al racconto musicale del mito. Prometeo rappresentava per il compositore l’audacia e la resistenza di un eroe pronto a sacrificarsi in virtù della creazione e della conoscenza; è dunque attraverso una struttura complessa e un organico importante che Liszt traduce in musica i diversi significati del mito. In apertura un tema cupo introduce la terribile sentenza a cui il titano Prometeo – reo di aver rubato il fuoco agli Dei per restituirlo agli uomini – viene condannato. Il tema della sentenza e della sofferenza è poi seguito dal motivo della speranza, che cresce dentro a Prometeo e che si pone in contrasto con la disperazione iniziale. Ai due temi si aggiunge quindi la lotta del titano contro le avversità, in forma di fuga. I due motivi si intrecciano alla fuga nel trionfante finale.

L’Ascension, quattro meditazioni sinfoniche per orchestra, venne composta 1933. Si tratta di una delle prime composizioni orchestrali di ampio respiro di Olivier Messiaen, allora venticinquenne ma già affermato nel panorama musicale parigino ed europeo. La composizione è ispirata ai testi sacri, i quattro movimenti rappresentano le diverse fasi dell’ascensione di Cristo al Padre. La spiritualità di Messiaen non si esprime qui in forma liturgica, ma piuttosto come riflessione di fede realizzata in musica. Ciascuno dei quattro episodi vede centrale l’alternanza tra gruppo orchestrali e una scrittura di tipo simbolista con repentini cambi di ritmo e tecniche compositive specifiche come i modi a trasposizione limitata. La prima meditazione, Majesté du Christ demandant sa gloire à son Pére (La magnificenza di Cristo che chiede la gloria al Padre), è dedicata interamente ai fiati, e si presenta quasi come un inno dove tensione e ritmo accompagnano la richiesta di gloria al Padre. A seguire, MéditationAlléluias sereins d’une ame qui destre le ciel (Meditazione, sereno Alleluia di un’anima che desidera il cielo), vede un deciso cambio di atmosfera, dove rimane importante il dialogo tra gruppi orchestrali con l’introduzione degli archi (sono anche presenti, nelle linee dei legni, riferimenti onomatopeici al canto degli uccelli, quasi una firma del compositore). In Alleluia sur la trombette, alleluia sur la cymbale (Alleluia sulla tromba, alleluia sul cembalo) Messiaen ritrova un sinfonismo più tradizionale, con l’impiego di tutti i gruppi strumentali e una tensione crescente che si determina attorno al ritmo introdotto in principio dalle trombe. Il finale Prière du Christ montant vers son Père (Preghiera di Cristo che ascende al Padre) è interamente affidato agli archi, che con incedere lento esplicitano la definitiva ascensione e la preghiera come espressione di gratitudine e pacificazione.

Ludovica Gelpi