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ME 27/09/2023 Ore 21:00 Biglietti non più disponibili
Dove:
Chiesa San Matteo, Laigueglia (SV)

Indicazioni stradali

Biglietti:
Ingresso gratuito con biglietto presso la sede del concerto

Durata:
Durata complessiva 56 minuti

Mozart l’italiano

Mathieu Romano dirige l’orchestra dell’Opera Carlo Felice. Musiche di Francesco Maria Veracini, Mozart e Ives

WOLFGANG AMADEUS MOZART
Sinfonia n. 7 in re maggiore K. 45
Concerto per fagotto e orchestra in si bemolle maggiore K. 191

FRANCESCO MARIA VERACINI
Ouverture n. 6 in sol minore

CHARLES IVES
The Unanswered Question

WOLFGANG AMADEUS MOZART
Sinfonia n. 32 in sol maggiore K. 318

Fagotto
Dennis Carli

Direttore
Mathieu Romano

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Il programma di questo appuntamento con il ciclo di concerti Mozart l’italiano vede tre brani di Mozart: le Sinfonie n. 7 e n. 32 e il Concerto per fagotto e orchestra K. 191 accostati all’Ouverture n. 6 in sol minore di Francesco Maria Veracini e a The Unanswered Question di Charles Ives.

La possibilità di ascoltare nello stesso programma le sinfonie n. 7 e n. 32 permette di percepire nettamente lo sviluppo artistico di Mozart nel corso di soli dieci anni tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ‘70. La Sinfonia n. 7 K. 45 venne compiuta all’inizio del 1768, di ritorno da un soggiorno del compositore in Moravia. Nonostante la semplicità della scrittura orchestrale, in una fase ancora di formazione, il materiale tematico era piuttosto ispirato, non è infatti un caso che in seguito Mozart decise di utilizzare la stessa sinfonia, con qualche adattamento nell’organico, come ouverture della Finta semplice. Diverso tempo dopo il compositore riprese nuovamente la Sinfonia, ampliandola, in una versione che venne in seguito catalogata come K. 46a. La Sinfonia n. 32 venne composta a Salisburgo nel 1779. Qui si nota come la scrittura di Mozart sia cambiata, unendo ai solidi riferimenti quali l’ouverture all’italiana e la popolare opera buffa, un linguaggio più personale. Determinati elementi della scrittura, soprattutto nell’Allegro spiritoso iniziale, suggeriscono che l’intenzione iniziale di Mozart fosse quella di utilizzare questa sinfonia come ouverture di Zaide. La Sinfonia n. 32 rispecchia a pieno il momento transitorio fra le primissime e le ultime sinfonie, un periodo in cui la produzione di Mozart ha raggiunto altissimi livelli, e al contempo lascia intuire lo sperimentalismo che caratterizzerà gli ultimi lavori.

Anche il concerto per fagotto e orchestra K. 191 risale al periodo salisburghese della metà degli anni ’70, e come per la Sinfonia n. 32 è piuttosto evidente l’influenza dello stile che predominava in città come Salisburgo e Vienna. Nel caso del concerto per strumento solista, questo stile si può definire virtuosistico e galante (ispirato ai lavori di compositori quali Haydn e C. P. E. Bach). La struttura classica in tre movimenti veloce – lento – veloce viene rispettata, la sonorità caratteristica del fagotto viene messa in piena luce, con svariati passaggi di grande virtuosismo.

The Unanswered Question (La domanda senza risposta) è un brano di Charles Ives risalente al 1908, inizialmente pensato come parte del dittico Two Contemplations insieme a Central Park in the Dark. In seguito modificato dal compositore, The Unanswered Question vide la sua prima esecuzione solamente nel 1946. È lo stesso compositore a spiegare la natura del brano, il cui sottotitolo è A Cosmic Landscape (Un paesaggio cosmico). Mentre gli archi incedono lentamente con una sequenza di triadi tonali, lo strumento solista (preferibilmente una tromba) ripete incessantemente una domanda. Un quartetto di legni propone risposte diverse, ma nessuna è valida per la domanda iniziale, che viene infine ripetuta e rimanendo in sospeso. Il brano afferma un netto distacco dalla tradizione sinfonica europea, con esso Ives rivela da una parte una tendenza avanguardistica concettualmente affine al panorama europeo contemporaneo, dall’altra un linguaggio proprio, poi divenuto tassello fondamentale della tradizione statunitense novecentesca.

Francesco Maria Veracini (1690 – 1768) è stato compositore e violinista. Durante la sua vita, trascorsa tra l’Italia (Firenze, Torino, Pisa) e l’Europa (Londra, Düsseldorf, Dresda), ha avuto modo di affermarsi soprattutto come interprete, ma la sua produzione è piuttosto ampia – diverse sono le sonate per violino solo e basso continuo, si contano poi quattro titoli d’opera, sette oratori, cantate e poemi pastorali). L’Ouverture n. 6 rappresenta chiaramente lo stile e le influenze del compositore, i cui riferimenti principali sono di matrice barocca, matrice che emerge chiaramente nell’andamento delle linee di legni e archi. L’organico contenuto dà spazio all’espressione dei singoli strumenti, con una qualità della scrittura che alterna il virtuosistico brio dei movimenti veloci all’intenso patetismo del Largo.

Ludovica Gelpi