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GI 21/03/2024 Ore 20:00 Biglietti non più disponibili
Dove:
Opera Carlo Felice Genova

Durata:
Prima parte: 30 minuti
Intervallo: 20 minuti
Seconda parte : 40 minuti
Durata complessiva: 1 ora e 30 minuti

WAGNERISMI

Riccardo Minasi sul podio con l’Orchestra dell’Opera Carlo Felice di Genova

CARL MARIA VON WEBER
Euryanthe Ouverture

RICHARD WAGNER
Wesendonck-Lieder
Idillio di Sigfrido

HECTOR BERLIOZ
La mort de Cléopâtre H. 36

Mezzosoprano
Kate Aldrich

Direttore
Riccardo Minasi

Orchestra dell’Opera Carlo Felice Genova

Carl Maria von Weber fu uno tra i compositori più influenti sugli sviluppi dell’opera tedesca dell’Ottocento. Opere come Abu Hassan (1811), Der Freishütz (1821), Euryanthe (1823) e Oberon (1826), tra i suoi lavori teatrali più conosciuti,  sono accomunate dalla ricerca di una particolare continuità del discorso musicale, dove l’attenzione alla trama motivica assume un ruolo determinante nella complessità drammaturgica. In Euryanthe, una grande opera in tre atti su libretto di Helmina von Chézy, questo aspetto è centrale, e ad ogni personaggio è dedicato un motivo ricorrente. Questa tecnica arriva ad anticipare l’uso wagneriano del Leitmotiv e più in generale lo stesso sviluppo della teoria dell’opera d’arte totale. Nonostante oggi Euryanthe sia poco rappresentata, la sua ouverture è spesso eseguita nelle sale da concerto. Sin dal principio, dove vengono esposti i due temi, emerge l’atmosfera eroico-cavalleresca della Provenza medievale – dove è ambientata l’opera – nonché il carattere brillante e travolgente di una narrazione ricca di colpi di scena. La forma bitematica e tripartita è arricchita dalla presenza del Largo prima della ripresa del tempo iniziale.
I Wesendonck- Lieder occupano un posto speciale nella produzione di Wagner. Vennero composti tra il 1857 e il 1858, in un periodo di grande creatività nel quale il compositore iniziava a dedicarsi a Tristano e Isotta. L’ispirazione venne dall’intensa storia d’amore con la poetessa Mathilde Wesendonck, proprio in omaggio all’arte di lei, il compositore mise in musica cinque sue poesie, esplorando una dimensione intimistica e per lui inconsueta. I cinque Lieder per voce femminile e pianoforte (la versione orchestrale venne approntata in seguito) Der Engel (L’angelo), Stehe still! (Fermati!), Im Treibhaus (In serra), Schmerzen (Il dolore), Träume (I sogni) vennero pubblicati nel 1862. L’intenso lirismo pervade tutti e cinque i titoli, nei quali si percepisce da una parte l’aspetto più introverso, dall’altra un’immancabile tensione teatrale. Due dei Lieder, Im Treibhaus e Träume, sono indicati come «studi preparatori per Tristano e Isotta», e vennero effettivamente inseriti nell’opera in una versione elaborata e adattata al diverso contesto musicale.
Anche l’Idillio di Sigfrido, del 1870, rappresenta un unicum nel catalogo wagneriano. Si tratta di un poema sinfonico realizzato in occasione del compleanno della moglie del compositore, Cosima, come ritratto della serenità coniugale. Il Sigfrido del titolo non è l’eroe della Tetralogia, bensì l’amato figlio Sigfried, nato pochi mesi prima nel giugno del ‘69. L’organico contenuto dell’orchestra da camera, il sottile contrappunto che comprende la rielaborazione di alcuni temi dall’Anello del Nibelungo, il carattere dolce e vagamente malinconico, sono elementi di un racconto musicale intimo e famigliare.
La mort de  Cléopâtre è una scena lirica per soprano e orchestra che Hector Berlioz compose per il Prix de Rome del 1829. Fu dunque la commissione ad assegnare ai partecipanti al concorso il poema su Cleopatra di Pierre-Ange Vieillard de Boismartin perché ne realizzassero una versione in musica. Il compositore, che giungeva quell’anno al terzo tentativo, non vinse il Premio. È possibile che la scrittura di Berlioz, già ampiamente predisposta a sperimentazioni di grande originalità, venne considerata troppo fuori dal comune. La scena si articola in tre arie e quattro recitativi e meditazioni, in cui Berlioz esplora a fondo, attraverso la sua musica, la psicologia di Cleopatra. Seguendo il racconto del momento cruciale in cui Cleopatra decide di compiere il gesto estremo animata da ardente passione, il compositore descrive ed esalta ogni gesto e pensiero della protagonista. In virtù della destinazione non teatrale ma concertistica della Morte di Cleopatra, l’espressività di Berlioz si rende perfettamente in grado di restituire la tragicità della narrazione. La Meditazione centrale «Grands Pharaons», nella quale la Regina si rivolge ai faraoni del passato, raggiunge il massimo momento di sperimentazione armonica e ritmica e di intensità drammaturgica.

Ludovica Gelpi

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