Dicono di noi

29/09/2022
Gibboni Mattatore al Carlo Felice dopo un anno ritorna il Cannone
La Repubblica Genova – Roberto Iovino

“Il Cannone è forse lo strumento più importante al mondo. Per questo dobbiamo averne cura. E sarà emozionante sentirlo al Carlo Felice, dopo un anno di silenzio”. Parole di Alberto Giordano, uno dei tre liutai curatori del prezioso Guarneri del Gesù, il violino appartenuto a Paganini e da lui donato alla sua città.

“Il Cannone è forse lo strumento più importante al mondo. Per questo dobbiamo averne cura. E sarà emozionante sentirlo al Carlo Felice, dopo un anno di silenzio”. Parole di Alberto Giordano, uno dei tre liutai curatori del prezioso Guarneri del Gesù, il violino appartenuto a Paganini e da lui donato alla sua città.

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14/05/2022
Un grande Rigoletto riscalda il Carlo Felice
Ansa.it – Roberto Iovino

Successo pieno per uno spettacolo che ha convinto sotto tutti gli aspetti.

Successo pieno per uno spettacolo che ha convinto sotto tutti gli aspetti.

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14/05/2022
Rigoletto diverte e convince, come se fosse la prima volta
Il Secolo XIX – Margherita Rubino

Direzione incisiva e briosa del valenciano Jordi Bernàcer, interpretazione di tutti che va, corre via senza ridurre le emozioni e senza cedere all’enfasi, cast attrattivo e ben scelto, bella prova del coro. (…) Applausi a scena aperta, pressoché trionfali per il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, in ascesa nel ruolo da qualche anno e qui, a solo 35 anni, dominatore della scena.

Direzione incisiva e briosa del valenciano Jordi Bernàcer, interpretazione di tutti che va, corre via senza ridurre le emozioni e senza cedere all’enfasi, cast attrattivo e ben scelto, bella prova del coro. (…) Applausi a scena aperta, pressoché trionfali per il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, in ascesa nel ruolo da qualche anno e qui, a solo 35 anni, dominatore della scena.

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03/04/2022
«Manon Lescaut» per Livermore è un’emigrante in quarantena
Corriere della Sera – Enrico Girardi
«Manon Lescaut» in scena al Carlo Felice di Genova, in coproduzione coi teatri di Napoli, Barcellona e Valencia (..) è uno dei migliori spettacoli di Davide Livermore, che ambienta l’azione tratta dal superbo romanzo settecentesco di Prévost al tempo della composizione di Puccini, negli stessi anni in cui negli Usa si edificava il centro di Ellis Island.
Ecco perché l’atto americano dell’opera è ambientato in tal, e così tristemente attuale, reparto di quarantena destinato ad «accogliere» i migranti che approdavano negli Stati Uniti dall’Europa. Splendidamente realizzata inoltre l’idea di rileggere l’azione anni e anni dopo, secondo il filtro del ricordo dell’amante Des Grieux sopravvissuto, a differenza della protagonista, a quell’inferno. È un’edizione che vanta inoltre sul podio l’autorevolezza assoluta di Donato Renzetti, prossimo al traguardo dei 100 titoli diretti in carriera.
«Manon Lescaut» in scena al Carlo Felice di Genova, in coproduzione coi teatri di Napoli, Barcellona e Valencia (..) è uno dei migliori spettacoli di Davide Livermore, che ambienta l’azione tratta dal superbo romanzo settecentesco di Prévost al tempo della composizione di Puccini, negli stessi anni in cui negli Usa si edificava il centro di Ellis Island.
Ecco perché l’atto americano dell’opera è ambientato in tal, e così tristemente attuale, reparto di quarantena destinato ad «accogliere» i migranti che approdavano negli Stati Uniti dall’Europa. Splendidamente realizzata inoltre l’idea di rileggere l’azione anni e anni dopo, secondo il filtro del ricordo dell’amante Des Grieux sopravvissuto, a differenza della protagonista, a quell’inferno. È un’edizione che vanta inoltre sul podio l’autorevolezza assoluta di Donato Renzetti, prossimo al traguardo dei 100 titoli diretti in carriera.
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24/03/2022
Così Livermore resuscita Manon
La Repubblica – Angelo Foletto

Ci sta, e ci sta bene, che Manon muoia nel “deserto” del reparto di quarantena di Ellis Island. Emigrata a forza “nelle Americhe”, svuotata nell’anima e nel corpo da una vita corsa con troppa rapidità, troppo sciupo d’emozioni, turbamenti e affetti. (…) Nello spettacolo ben lavorato dalla regia ripresa da Alessandra Premoli, le architetture della Sala d’ingresso nell’isola-filtro per il drammatico sogno del Nuovo Mondo sono cornice non invadente alle scene. (…) Suggestivamente tragico il sipario-tazebao di immagini migratorie montato sull’Intermezzo. Sicura e variegata, felicissima e ironica negli atti “settecenteschi”, di sostanza narrativa e teatrale importante negli altri, l’interpretazione di Donato Renzetti, neo-direttore emerito del Carlo Felice. (…) campeggia con perizia di canto Maria José Siri.

 

 

Ci sta, e ci sta bene, che Manon muoia nel “deserto” del reparto di quarantena di Ellis Island. Emigrata a forza “nelle Americhe”, svuotata nell’anima e nel corpo da una vita corsa con troppa rapidità, troppo sciupo d’emozioni, turbamenti e affetti. (…) Nello spettacolo ben lavorato dalla regia ripresa da Alessandra Premoli, le architetture della Sala d’ingresso nell’isola-filtro per il drammatico sogno del Nuovo Mondo sono cornice non invadente alle scene. (…) Suggestivamente tragico il sipario-tazebao di immagini migratorie montato sull’Intermezzo. Sicura e variegata, felicissima e ironica negli atti “settecenteschi”, di sostanza narrativa e teatrale importante negli altri, l’interpretazione di Donato Renzetti, neo-direttore emerito del Carlo Felice. (…) campeggia con perizia di canto Maria José Siri.

 

 

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01/03/2022
Angela di Fuoco – 2
Classic Voice – Alberto Mattioli

L’importante era non sedersi troppo avanti, per non farsi spettinare dall’onda sonora generata da Angela Meade (…).  Sesto Quatrini è uno dei non molti direttori che considerano questo repertorio un’opportunità e non una condanna, e di conseguenza lo fa benissimo.

L’importante era non sedersi troppo avanti, per non farsi spettinare dall’onda sonora generata da Angela Meade (…).  Sesto Quatrini è uno dei non molti direttori che considerano questo repertorio un’opportunità e non una condanna, e di conseguenza lo fa benissimo.

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23/02/2022
Rivive a Genova l’eterna “sfida” Bellini-Donizetti
Avvenire – Giacomo Gambassi

La Bolena sul golfo conquista gli spettatori. Applausi a più riprese durante le oltre tre ore di musica, fin dalla prima. A cominciare da ciò che esce dalla buca. E’ sempre un piacere sentire l’Orchestra del Carlo Felice: precisa, attenta, delicata. L’ha ben curata il direttore Sesto Quatrini che propone una lettura della partitura efficace e senza enfasi (…). Angela Meade (…) incanta nella scena del delirio dietro le sbarre di una prigione mignon.

La Bolena sul golfo conquista gli spettatori. Applausi a più riprese durante le oltre tre ore di musica, fin dalla prima. A cominciare da ciò che esce dalla buca. E’ sempre un piacere sentire l’Orchestra del Carlo Felice: precisa, attenta, delicata. L’ha ben curata il direttore Sesto Quatrini che propone una lettura della partitura efficace e senza enfasi (…). Angela Meade (…) incanta nella scena del delirio dietro le sbarre di una prigione mignon.

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22/02/2022
Angela di Fuoco
Classicvoice.com – Elvio Giudici

(…) Tutto questo per dire quanto strepitosa sia Angela Meade. La bellezza timbrica è un must per scrittura siffatta, come lo sono purezza di linea, saldezza di legati anche lunghissimi, pianissimi trascoloranti ad altezze vertiginose, morbidezza d’una tavolozza cromatica tutta chiaroscuri e mezze tinte, nonché – là dove necessitano – lo schioccar di folgori al fulmicotone, come nella cabaletta conclusiva: un’Anna dallo stile e dal fraseggio superbi, determinante essendo al riguardo la splendida direzione di Quatrini, che appunto sulle caratteristiche d’una novella Pasta ha plasmato sonorità morbide, duttilissime, intrise diresti di quella “lacrima cocente” di cui si sostanzia un’Anna tanto sovranamente accompagnata, con agogiche volte sempre a valorizzare il canto facendo cantare non di meno l’orchestra.

Ma l’opera non è solo Anna, e qui non lo è stata. Se Anna è ruolo-Pasta, Percy è ruolo-Rubini con tutto quanto ne consegue in termini di tessitura stratosferica da emettere però con la massima dolcezza. Spesso tagliate, le due pestifere arie John Osborn le canta con fluidità, morbidezza, ricchezza di fraseggio tutte magnifiche. La classe di Sonia Ganassi non ha più bisogno di commenti: tecnica superba che consente eleganza e flessibilità dinamica a un fraseggio stilisticamente ed espressivamente magnifico. Nicola Ulivieri debutta Enrico, e la sua linea ampia, solida, dal bel colorito bruno, ne fa personaggio di forte rilievo. Marina Comparato è un ottimo Smeton, cui giustamente si restituisce la sua aria; bene pure il coro, quello femminile in ispecie.     

L’antico spettacolo di Antoniozzi, con la sua scena fissa concepita per ambientare tutte e tre le opere Tudor, nella sua astratta asciuttezza fuori tempo (belli gli abiti di Gianluca Falaschi, moderni tranne che per quello d’epoca di Anna) e nella sua accessibile simbologia, è sempre molto gradevole e funzionale.

(…) Tutto questo per dire quanto strepitosa sia Angela Meade. La bellezza timbrica è un must per scrittura siffatta, come lo sono purezza di linea, saldezza di legati anche lunghissimi, pianissimi trascoloranti ad altezze vertiginose, morbidezza d’una tavolozza cromatica tutta chiaroscuri e mezze tinte, nonché – là dove necessitano – lo schioccar di folgori al fulmicotone, come nella cabaletta conclusiva: un’Anna dallo stile e dal fraseggio superbi, determinante essendo al riguardo la splendida direzione di Quatrini, che appunto sulle caratteristiche d’una novella Pasta ha plasmato sonorità morbide, duttilissime, intrise diresti di quella “lacrima cocente” di cui si sostanzia un’Anna tanto sovranamente accompagnata, con agogiche volte sempre a valorizzare il canto facendo cantare non di meno l’orchestra.

Ma l’opera non è solo Anna, e qui non lo è stata. Se Anna è ruolo-Pasta, Percy è ruolo-Rubini con tutto quanto ne consegue in termini di tessitura stratosferica da emettere però con la massima dolcezza. Spesso tagliate, le due pestifere arie John Osborn le canta con fluidità, morbidezza, ricchezza di fraseggio tutte magnifiche. La classe di Sonia Ganassi non ha più bisogno di commenti: tecnica superba che consente eleganza e flessibilità dinamica a un fraseggio stilisticamente ed espressivamente magnifico. Nicola Ulivieri debutta Enrico, e la sua linea ampia, solida, dal bel colorito bruno, ne fa personaggio di forte rilievo. Marina Comparato è un ottimo Smeton, cui giustamente si restituisce la sua aria; bene pure il coro, quello femminile in ispecie.     

L’antico spettacolo di Antoniozzi, con la sua scena fissa concepita per ambientare tutte e tre le opere Tudor, nella sua astratta asciuttezza fuori tempo (belli gli abiti di Gianluca Falaschi, moderni tranne che per quello d’epoca di Anna) e nella sua accessibile simbologia, è sempre molto gradevole e funzionale.

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01/02/2022
La poesia della Vedova
Classic Voice – Luca Baccolini

Luca Micheletti è uno dei talenti teatrali più eclettici del nostro tempo (…).
La vedova allegra andata in scena a Genova a cavallo tra 2021 e 2022 ha riassunto tutte le abilità di Micheletti: regista, attore, cantante, traduttore di un nuovo adattamento drammaturgico del capolavoro di Lehár. Insomma, mattatore assoluto. Ma ben lungi dal diventare solo un one man show, questa produzione si è fatta apprezzare nel suo complesso. Innanzitutto per il gusto raffinatissimo di scene e costumi, grazie a un’ambientazione anni Venti giocata sulle variazioni di bianco, nero e argento, animata da una pedana circolare rotante che funge prima da tavola per il ricevimento, poi da giostra-pavillon per il gioco degli scambi amorosi. Micheletti, da regista, possiede il dono di saper stupire, ma con grazia: lo dimostra nella scena della mongolfiera che apre il secondo atto; vi sale Hanna Glawari (Elisa Balbo) intonando la nostalgica Vilja, o Vilja, un momento di grande poesia. Ma il principale merito di Micheletti, nell’affrontare un titolo così noto, è quello di scatenare un meccanismo teatrale implacabile, senza ricorrere alle stampelle delle gag. È la struttura che dà ritmo a questo spettacolo, non i singoli pezzi di bravura (…).

Luca Micheletti è uno dei talenti teatrali più eclettici del nostro tempo (…).
La vedova allegra andata in scena a Genova a cavallo tra 2021 e 2022 ha riassunto tutte le abilità di Micheletti: regista, attore, cantante, traduttore di un nuovo adattamento drammaturgico del capolavoro di Lehár. Insomma, mattatore assoluto. Ma ben lungi dal diventare solo un one man show, questa produzione si è fatta apprezzare nel suo complesso. Innanzitutto per il gusto raffinatissimo di scene e costumi, grazie a un’ambientazione anni Venti giocata sulle variazioni di bianco, nero e argento, animata da una pedana circolare rotante che funge prima da tavola per il ricevimento, poi da giostra-pavillon per il gioco degli scambi amorosi. Micheletti, da regista, possiede il dono di saper stupire, ma con grazia: lo dimostra nella scena della mongolfiera che apre il secondo atto; vi sale Hanna Glawari (Elisa Balbo) intonando la nostalgica Vilja, o Vilja, un momento di grande poesia. Ma il principale merito di Micheletti, nell’affrontare un titolo così noto, è quello di scatenare un meccanismo teatrale implacabile, senza ricorrere alle stampelle delle gag. È la struttura che dà ritmo a questo spettacolo, non i singoli pezzi di bravura (…).

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